Come si specula in Campania con l’ “ accoglienza”

Napoli solo dal 9 maggio 2014 in via Pontenuovo 21 apre il primo centro d’ accoglienza richiedenti asilo, in un ex scuola presa in gestione dall’ associazione lotta contro l’ esclusione sociale onlus, non perchè la prefettura di Napoli fornisce documenti senza troppe attese ma perchè in centro città il racket accoglienza si svolge prevalentemente ln alberghi a ridosso di piazza Garibaldi, dove i profughi più di 2000 restano da mesi senza alcun tipo di assistenza.  Anche il vitto lascia a desiderare. Da mesi attendono l’esito delle commissioni sul riconoscimento dello status di rifugiati.

I profughi girano per piazza Garibaldi senza attività da svolgere e senza sapere quale sarà il loro destino. Di fatti gli hotel deputati a divenire CARA (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo) dalla Protezione Civile, delegata dal Governo ad occuparsi dell’emergenza umanitaria, non forniscono che vitto e alloggio, spesso di pessima qualità, senza alcun servizio di mediazione linguistica, né di orientamento legale, né supporto psicologico, assistenza sanitaria ed attività ricreative come previsto dall’ ordinanza ministeriale per l’emergenza umanitaria. Abbandonati a sé stessi, i richiedenti asilo non sono minimamente avviati ad un percorso di inserimento socio professionale, al contrario di quanto avviene in altre regioni italiane che hanno organizzato tavoli di concertazione tra istituzioni locali e cooperative sociali per offrire tutti i servizi di prima e seconda accoglienza ai profughi.Da giugno scorso, i profughi dormono e mangiano in 4 in camere spesso piccole e viene offerto loro cibo insufficiente o vecchio.Il piano di emergenza umanitaria stabilisce un costo di circa 80 euro pro capite al giorno per l’assistenza dei profughi, di cui 47 euro vanno agli hotel per il costo di vitto e alloggio che nella maggior parte dei casi è pessimo,senza soldi i migranti sono impossibilitati a comprare generi di prima necessità e in particolare ricariche telefoniche essenziali per contattare familiari sopravvissuti in Libia: avrebbero diritto ad un ticket giornaliero di 2,50 euro da spendere nei negozi convenzionati con la P.C., ma in 3 mesi hanno ricevuto solo 10 ticket pari a 25 euro. Sulla testa dei profughi intanto pende la spada di Damocle del riconoscimento dello status di rifugiato non hanno come dovrebbero l’assistenza legale per fare ricorso in caso di diniego. Alcuni di quelli giunti a Napoli hanno dichiarato di essere stati identificati dalla Questura che, in opposizione alla convenzione di Ginevra, ha comminato loro un articolo 10 bis, reato di clandestinità. 

Non è meno attiva la provincia di Napoli come del resto tutta la regione nel business,le strutture che accolgono i migranti circa 1400 sono sparse su tutto il territorio provinciale:dalla Ferrovia al Giuglianese, dal Vesuviano fino a Quarto e a Cardito. Si tratta quasi sempre di alberghi modesti, ma ci sono anche istituti religiosi. La cifra che lo Stato spende ogni giorno per alloggiare e fornire il vitto alle persone assistite ammonta a circa 30 euro al giorno, con leggere oscillazioni a seconda dei bandi di gara. La somma più bassa, 27,80 euro, è quella che viene spesa per quanti alloggiano nell’istituto «Sant’Antonio La Palma» di salita Di Mauro allo Scudillo, a cura dell’associazione «Il Pioppo» (20 migranti), e nell’hotel «Garden Rose» di via del Mare a Marano, a cura di Family srl (60 migranti). Quella più alta, 34,98 euro, è stata stanziata per quanti alloggiano (o meglio, alloggiano, presso «Villa Angela», in via Zabatta a Terzigno, a cura de «Il Rosone» (100 migranti).

L’importo delle altre gare oscilla tra questi due estremi. Costano per esempio 34,30 euro al giorno i 200 ospiti de «La Vela» di via Panoramica a Boscoreale, assistiti dall’Ati Onlus Demetra — Agape srl; 34,29 euro i 50 ospiti di «Villa Green», in via Montedoro a Torre del Greco, assistiti dall’Istituto scolastico paritario «Santa Croce»; 33,34 euro i 20 migranti ospitati in viale della Resistenza a Calvizzano a cura della Cooperativa sociale «Crescere insieme»; 28,77 euro i 40 che vivono nell’hotel «Panorama» di via del Mare a Giugliano e i 45 ospiti dell’hotel «Sabbia d’argento» in via Domitiana, sempre a Giugliano, assistiti dall’Istituto scolastico paritario «Santa Croce».

L’importo delle altre gare oscilla tra questi due estremi. Costano per esempio 34,30 euro al giorno i 200 ospiti de «La Vela» di via Panoramica a Boscoreale, assistiti dall’Ati Onlus Demetra — Agape srl; 34,29 euro i 50 ospiti di «Villa Green», in via Montedoro a Torre del Greco(spazio dichiarato in seguito inadeguato per lo scopo abitativo perchè un ex ristorante), assistiti dall’Istituto scolastico paritario «Santa Croce»; 33,34 euro i 20 migranti ospitati in viale della Resistenza a Calvizzano a cura della Cooperativa sociale «Crescere insieme»; 28,77 euro i 40 che vivono nell’hotel «Panorama» di via del Mare a Giugliano e i 45 ospiti dell’hotel «Sabbia d’argento» in via Domitiana, sempre a Giugliano, assistiti dall’Istituto scolastico paritario «Santa Croce».

Le condizioni di vita in queste strutture sono ancora peggiori rispetto ai migranti che vivono a Napoli centro, abbiamo avuto modo di stare un bel po di tempo con i ragazzi de il Rosone, un ostello su una strada provinciale dove la stazione più vicina è a 40 minuti di strada, il cibo scarseggia e solitamente quel pasto e mezzo al giorno è fatto di solo riso ma cosa ancora più grave la struttura non eroga acqua potabile.La struttura situata in Campagna permette di offrire forza-lavoro a 2 euro all’ ora servizio che fa tanta gola ai contadini locali.Anche loro come quelli degli alberghi di piazza Garibaldi sono muniti di una fotocopia di un permesso provvisorio che la prefettura rinnova di 3 mesi in 3 mesi, svolgendo un ruolo da amministratore economico del settore.Sono 56 i milioni che la Regione Campania ha gestito per l’emergenza legata alla primavera araba, quando in Italia giunsero decine di migliaia di migranti. Don Vincenzo Federico (direttore regionale Caritas) è accusato di essersi appropriato di 44 mila «pocket money» per circa 110 mila euro, ma le verifiche effettuate dagli investigatori hanno consentito di ricostruire passaggi di soldi dai conti correnti di Alfonso De Martino(presidente Ala di riserva Onlus) a depositi riconducibili al sacerdote e su questo sono adesso in corso ulteriori controlli. Lo stesso responsabile della Onlus ha ammesso in un interrogatorio che si è svolto purtroppo prima dell’arresto: «In riferimento invece alla consegna dei ticket degli ospiti delle strutture gestite dalla Caritas di Teggiano, i blocchetti venivano consegnati mensilmente dal responsabile Fiore Marotta, il quale, a sua volta, li raccoglieva presso le varie strutture della Caritas di Teggiano. Anche su questi buoni trattenevo una percentuale del 5 per cento come avveniva con le altre strutture non convenzionate con “L’ala di riserva”». Alla Caritas fanno capo altre due Onlus che secondo i magistrati avrebbero avuto un ruolo opaco nella gestione del denaro pubblico in un sistema illecito che andrebbe avanti almeno dal 2011. Per avere un’idea del giro di affari basti pensare che soltanto la struttura gestita da don Vincenzo assiste ogni giorno circa 600 migranti con un introito che tenendo conto della presenza dei minori, può superare i 4 mila euro quotidiani.

Noi solidali con i migranti vittime di queste scellerate politiche quali il patto di Dublino 2 che indica obbligatoriamente la richiesta d’ asilo nel primo paese d’ arrivo nella comunità europea,il provvedimento crea ragazzi vittime che sognano d’ essere poco più liberi dopo le lunghe attese per ottenere il documento, attese che possono raggiungere anche 5 o più anni. Contro qualunque frontiera e galera, nuove prigioni si sono create per migranti con la legge (Turco-Napolitano) dal 1998 con 18 strutture chiamati centri permanenza temporanea che nel 2008 con la (Bossi-Fini) diventano 5 e prendono il nome di centro d’ identificazione e di espulsione,con la finalità del rimpatrio, attualmente queste galere sono aumentate, infatti la penisola conta 10 di queste strutture situate a: Roma,Torino,Milano,Bari,Trapani,Caltanissetta,Bologna,Brindisi,Crotone,Gorizia.I vecchi C.p.t. della (Turco-Napolitano) ora sono C.a.r.a (centri accoglienza richiedenti asilo) o c.d.a (centri d’ accoglienza), luoghi in cui si spera la presta finta libertà con l’ ottenimento dei documenti mentre i nomi citati in precedenza sperano che la prefettura non rilasci mai più un documento per almeno un altra vita.

Ora lo stato squalo assetato di tortura sprigiona razzismo a più non posso e chi ritiene antipatico lo rispedisce in Libia e altri li tengono come oggetti illudendoli di un qualcosa che non esiste.

L’ impegno pratico sui territori quest’ anno è stato molto intenso, i solidali alla causa hanno saputo respingere i fascisti di Casapound golfo di Napoli con un’ azione militante che “festeggiava” la mancata apertura di “Villa Green” a Torre del Greco centro d’ accoglienza descritto in precedenza, dopo poco tempo Antifa Vesuvio nella stessa città occupa uno spiazzale e realizza un campo di calcio che ha ospitato numerosi tornei antirazzisti con vari migranti della struttura il Rosone. Il collettivo con gli anarchici vesuviani sta partecipando attivamente ai vari presidi fuori i lager d’ italia sperando in ogni circostanza la fuga dei ragazzi da cie e cara, infatti è stato importantissimo per la causa il presidio di alcuni solidali la notte del 4 luglio che ha permesso la fuga quindi la mancata identificazione di circa 30 ragazzi.Ci poniamo come obbiettivo di lotta agevolare la fuga dall’ identificazione  e per le persone già identificate e detenute nelle strutture invochiamo continue mobilitazioni e fornire un supporto legale per velocizzare le procedure d’ ottenimento del documento.

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